Valentina's profile*~~¤§°°°°¤Il mio Mondo¤°...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    June 30

    ONE

                        

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    Is it getting better? Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usOr do you feel the same?
    Will it make it easier on you now? Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usYou got someone to blame
    You say Image Hosted by ImageShack.us

    Image Hosted by ImageShack.usOne love
    One life Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usWhen it's one need
    In the night Image Hosted by ImageShack.us
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    We get to share it Image Hosted by ImageShack.us
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    Image Hosted by ImageShack.usDid I disappoint you?
    Or leave a bad taste in your mouth?Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usYou act like you never had love
    And you want me to go without Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usWell it's

    Too late Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usTonight
    To drag the past out into the light Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usWe're one, but we're not the same
    We get toImage Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usCarry each other
    Carry each other Image Hosted by ImageShack.us
    One

    Image Hosted by ImageShack.usHave you come here for forgiveness?
    Have you come to raise the dead? Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usHave you come here to play Jesus?
    To the lepers in your head Image Hosted by ImageShack.us

    Image Hosted by ImageShack.usDid I ask too much?
    Image Hosted by ImageShack.usMore than a lot. Image Hosted by ImageShack.us
    You gave me nothing, Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usNow it's all I got
    We're one Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usBut we're not the same
    Well we Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usHurt each other
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    Image Hosted by ImageShack.usYou say
    Love is a temple Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usLove a higher law
    Love is a temple Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usLove the higher law
    You ask me to enter Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usBut then you make me crawl
    And I can't be holding on Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.usTo what you got
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    Image Hosted by ImageShack.usOne love
    One blood Image Hosted by ImageShack.us
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    You got to do what you should Image Hosted by ImageShack.us
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    June 29

    esame di antropologia...

    Buondì a tutti…

    Sono Contenta…  

    ieri ho fatto l’esame di antropologia culturale, un bellissimo esame anche se l’attesa è stata veramente lunga, dalle 15 ho aspettato fino alle 19 prima che mi chiamasse, tuttavia è andato molto bene un bel 27…

     

     bhe adesso si continua a studiare si passa al diritto pubblico (azz) comunque vi auguro una buona giornata…

    Tanti bacetti…

    Valuccia

     

                                                               
                                                
    June 25

    Mitologia...

    MITOLOGIA…                                      

                                 *:..。o○vαℓε¨゚゚・

     

                                         Il   Vaso   di   Pandora 

     

                           

     

                                                                    

    Erano troppo cattivi e superbi gli uomini da qualche tempo. Giove, il possente nume che governava il Cielo e la Terra ne era proprio stanco."Bisogna punirli" si disse. E, chiamato presso il suo trono il fabbro Vulcano gli comandò di fabbricargli una donna. "Fabbricare una donna!!! Ma non é la stessa cosa che cesellare lo scudo di Minerva o sbalzare l'armatura di Marte!" gli disse. "Obbedisci!!" ripeté Giove, severo. "Ho bisogno di castigare gli uomini che stanno diventando veramente malvagi!" E Vulcano obbediente se ne tornò alle sue fucine e cominciò a costruire la donna.

     Con le braccia vigorose, la modellò in argilla dal capo alle piante, la fece disseccare, le plasmò con dita sapienti un volto soave, la colorò di tenero rosa e le diede come anima una scintilla del fuoco divino che ardeva nei forni immensi dell'Olimpo. Allora la donna aprì gli occhi, sorrise e le sue membra si mossero con grazia; era in tutto simile alle bellissime Dee. Accorse Minerva ad ammirarla e le donò una cintura di perle e un abito ricchissimo di porpora e gemme; le Grazie le adornarono il petto e le braccia di gioielli scintillanti; Venere, la dolce dea dal sorriso adorabile, sparse sulla testa della fortunata ragazza tutte le più squisite grazie femminili, mentre le Ore dalle lunghe trecce dorate inghirlandavano la donna appena creata con serti di rose vellutate e profumate. Anche Giove volle offrire il suo dono alla bellissima mortale, prima di mandarla fra gli uomini."Io ti metto nome Pandora " disse Giove. "E il tuo nome vuol dire la donna "di tutti i doni" e a quelli che hai ricevuto ora, aggiungo il mio. Eccolo, tu porterai questo vaso con te, quando andrai sulla terra. Esso contiene tutti i mali che possono far piangere, soffrire, rovinare gli uomini. Guardati dunque dall'aprirlo, essi sfuggirebbero tutti per il mondo; mentre invece chiusi lì dentro, rimarranno imprigionati in eterno e non potranno nuocere a nessuno". La donna accolse grata il dono del nume e su di un cocchio a forma di cigno, scese sulla Terra ove il Fato aveva stabilito che dovesse diventare la sposa di un re. Ma la curiosità, a poco a poco, prese a roderle il pensiero: che cosa dunque conteneva il prezioso vaso intarsiato donatole da Giove? Tutti i mali aveva detto il nume? Ma come erano fatti? Quali erano? E se avesse aperto appena un pochino il coperchio e avesse curiosato con precauzione da uno spiraglio? 

    Piano piano la donna sollevò il coperchio, ficcò il viso nella breve fessura, ma dovette staccarsene subito inorridita. Un fumo denso,  nero e acre usciva a folate enormi dal vaso e mille fantasmi orribili si delineavano in quelle tenebre paurose che invadevano il mondo e oscuravano il sole. C'erano tutte le malattie e tutti i dolori e tutte le brutture e tutti i vizi. E, tutti rapidi, inafferrabili, violenti, uscivano dal vaso irrompendo nelle case tranquille degli uomini. Invano Pandora, cercava affannosamente di chiudere il vaso, di trattenere i Mali e di rimediare al disastro. Il Fato inesorabile si compiva e da quel giorno la vita degli uomini fu desolata da tutte le sventure scatenate da Giove.  Quando tutto il fumo denso fu svaporato nell'aria e il vaso parve vuoto, Pandora guardò nell'interno: c'era ancora un grazioso uccellino azzurro; era la Speranza, l'unico bene rimasto ai mortali a conforto delle loro sventure.

    Giove aveva punito gli uomini con la curiosità rovinosa di Pandora, aveva voluto che i Mali fossero liberi di causar loro infiniti castighi, ma aveva anche donato alla vita travagliata che egli stesso aveva imposto all'umanità, un dolce azzurro conforto:la Speranza che non abbandona nessuno.

     

    La  Sfinge  Di   Tebe

     

     

    In agguato su un' enorme roccia che dominava la strada di Tebe, viveva ai tempi dei tempi la Sfinge. Era un terribile mostro dalle ali di aquila, dal volto e il petto di donna e il corpo simile a quello di un feroce leone. Si appostava notte e giorno sul Citerone in attesa dei viandanti, e appena li avvistava, li fermava e proponeva loro un enigma. Quelli che non sapevano rispondere venivano immediatamente divorati dal mostro.

    Innumerevoli erano le vittime della Sfinge, e la città di Tebe e i suoi dintorni erano desolati da tale sciagura, inflitta da Giunone ai Tebani per punirli di aver trascurato i sacrifici in suo onore. Purtroppo nessuno mai era riuscito a sciogliere gli enigmi proposti dal mostro alato e, passare sotto il Citerone, significava andare incontro a morte sicura.

    Il re di Tebe Creonte, fratello di Giocasta, sperando di metter fine a questo tragico flagello aveva pubblicato un bando che diceva: "Il re concederà la mano di sua sorella Giocasta e offrirà la corona di Tebe a colui che libererà il paese dall'incubo della Sfinge". Proprio in quel tempo Edipo si trovava presso la città di Tebe e gli venne il desiderio leggendo il bando di tentare l'impresa. "Straniero ardimentoso!" disse con voce rauca il mostro. "Fermati! Devo proporti un enigma: Sai dirmi qual sia l'animale che il mattino cammina su quattro piedi, a mezzodì su due e la sera su tre?" Edipo stette un momento sopra pensiero, poi con un sorriso di trionfo rispose: "Quell'animale è l'uomo. egli infatti da bambino si trascina sulle mani e sui piedi, diventato grande, cammina sui due piedi, infine da vecchio si appoggia sul bastone."

    Aveva proprio indovinato! La Sfinge, vedendo per la prima volta risolto il suo enigma, si precipitò rabbiosa dall'alto del roccioso Citerone e si uccise. E il popolo festante gridò per le vie di Tebe: "Uno straniero ci ha liberati dal terribile flagello! Gloria a lui. A lui il trono e la mano della regina Giocasta!" Ed Edipo entrò nella città dalle sette porte come trionfatore, e come il destino volle sposò la propria madre.

     

     

    Apollo  &  Dafne

     

    Il dio fluviale Peneo emerse dalle acque e si appoggiò alla riva. Aveva una lunga barba verde che gli fluttuava fino alla cintola e in mano stringeva un ciuffo di papiri. Girò gli occhi lungo il fiume e sorrise a vedere la sua figlia prediletta, Dafne, che si lavava i lucenti capelli verde oro. Doveva ricordarsi di farle un regalo, pensò, perché proprio quella mattina si era trovato accanto al letto un mazzolino di calle palustri.

     

    Dafne sapeva quanto gli piacessero quei bei fiori gialli.  Dafne si sentiva inquieta. Era una splendida mattina d'estate, l'aria era calma e immobile. Eppure avvertiva un senso di minaccia.  Perflno le rondini sembravano gridare  «Pericolo! pericolo!» mentre garrivano e guizzavano in cerchio nel cielo, e anche le nuvole di moscerini parevano ronzare un oscuro avvertimento. Continuando a lavarsi mormorò una breve preghiera a sua madre Gea e la terra le rispose con un brivido di rassicurazione. Dafne rovesciò indietro i capelli creando una cascatella di goccioline che parevano arcobaleni in miniatura. Proprio allora uno sconosciuto sbucò dagli alberi lungo la riva e allungò una mano per catturare le gocce; con un breve tintinnio, eccole trasformate in minuscoli gioielli che lampeggiavano fuoco. «Per te, mia bellissima!» disse il giovane, sorridendole e protendendo la mano. «lo sono Apollo.» Dafne si ritrasse. Non aveva mai conosciuto nessuno come lui e aveva paura. Era così alto, così dorato, e portava una faretra di frecce così splendenti da accecarla. Alzò un braccio a coprirsi gli occhi e Apollo ne approfittò per cingerla alla vita e mettersela sulla spalla, ridendo. Dopo di che corse via nel bosco. Dafne urlava, sentendosi strappare i capelli da spine e rametti, e cominciò a scalciare più  forte che poteva; alla fine gli morse una mano, tanto che Apollo la lasciò cadere con un grido di sorpresa. Allora Dafne si mise a correre. E mentre scappava invocò sua madre: «Aiutami! Salvami!».

                                                                

    La Madre Terra ricordava la precedente preghiera di Dafne e intervenne.  Improvvisamente la fanciulla si sentì rallentare il passo e, quando abbassò gli occhi, vide che dai piedi germogliavano radici, le gambe si coprivano di una liscia corteccia verde, braccia e testa diventavano rami. I capelli si fecero piatti, lisci e appuntiti, attaccandosi ai ramoscelli che le spuntavano sulla testa. Dalle foglie veniva un aroma di spezie meravigliosamente caldo e fragrante. Dafne era diventata un albero di alloro. Apollo era dispiaciuto per quello che aveva fatto a Dafne e da quel giorno, per non dimenticarla mai, portò sempre una corona d'alloro. Ma il padre Peneo la pianse per sette lunghi anni, finché il suo fiume ruppe gli argini ed inondò di dolore le rive.
     
     
     
     
    Il  Sangue  Di  Bacco
     

     

     

    Giove, il re di tutti gli dei, il padrone del mondo, colui al quale ubbidivano tutte le forze dell'universo, spesso e volentieri abbandonava la sua vita di beatitudine sul monte Olimpo e scendeva sulla terra per vivere come un umile mortale, stufo di bere ambrosia o di essere accontentato nei suoi desideri ancor prima di esprimerli. Un giorno, in uno di questi viaggi, incontrò Semele, una giovane e bella fanciulla che aveva il dono divino di sorridere sempre. Questa fanciulla era l'esatto contrario della moglie di Giove, la dea Giunone: sempre accigliata, pettegola, curiosa, gelosa e molto possessiva nei confronti del marito il quale, per poter sfuggire al suo controllo continuo, doveva spesso nascondersi dietro una nuvola. Non appena ebbe visto Semele, il re degli dei se ne invaghì e volle vivere vicino a lei come un semplice essere umano. In un primo tempo le cose andarono molto bene fra loro e l'unione venne allietata dalla nascita di un bambino che venne chiamato Bacco. Ma dopo qualche tempo Giunone, che non tralasciava di far seguire il marito, venne a conoscenza della passione di Giove.
    Allora una notte apparve in sogno alla ragazza e le disse: - L'uomo che sta con te non ti ha detto il vero sulla sua identità, perché è molto più potente e più grande di quanto ti abbia fatto credere. Chiedigli di mostrarsi a te nella sua luce reale e avrai la prova di ciò che ti ho detto. La mattina seguente Semele andò incontro a Giove e gli chiese di farsi vedere nel suo pieno splendore. Egli, colto di sorpresa, non seppe resistere alla vanità di essere ammirato dall' amata e riprese le sue vere sembianze di re degli dei. Subito una grande luce si sprigionò dalla sua persona e questa luce fu così intensa che incendiò in un attimo la casa e la misera fanciulla bruciò tra le fiamme. Anche il figlioletto stava per essere bruciato dal fuoco, ma Giove si rese subito conto del pericolo. Chiamò immediatamente il dio Vulcano che aveva dimestichezza con le fiamme e gli ordinò si salvare suo figlio; poi cercò un rifugio per il bambino al fine di proteggerlo dall'ira della moglie. Però non trovò un nascondiglio abbastanza sicuro e dunque decise di metterlo al riparo il un luogo che nessuno potesse sospettare: con un pugnale si aprì una coscia; vi nascose la creatura e rimarginò la ferita in attesa di tempi migliori. Bacco rimase nella gamba del padre fino a quando raggiunse l'età dell'istruzione. Il suo maestro fu Sileno, un grande bevitore tutto dedito ai divertimenti e a scatenare allegre baruffe.
    Man mano che cresceva, il discepolo subiva sempre più il fascino del suo precettore e sempre più la sua passione si rivolgeva verso i piaceri della vita mondana, anziché verso la gloria sui campi di battaglia. Per cui, quando giunse il momento di riempire la sua vita di gesta avventurose, accettò di darsi alla vita militare a patto però che il suo esercito non ricorresse mai alle armi.  - E come vorresti combattere, caro Bacco? - gli domandò ridendo Silena.  - Con bastoni e tamburi - rispose senza esitare il dio. - In tal modo si scatenerà la guerra del fracasso a cui nessun nemico potrà resistere! Detto fatto arruolò una grande quantità di gente allegra, in prevalenza donne, poiché era convinto che facessero molto più rumore e confusione degli uomini. Ordinò quindi al suo esercito di suonare forte e di emettere altissime grida durante il cammino. Bacco guidava quella schiera festante a cavalcioni di una botte, seguito da Sileno che se ne stava seduto sopra un asino. La strana compagnia cominciò a marciare in lungo e in largo conquistando facilmente tutte le terre che attraversava. Le varie popolazioni infatti si affrettavano a sottomettersi a Bacco credendolo un re, poiché aveva la testa coronata di foglie e lo lodavano perché il suo esercito non causava né morti né feriti. Un giorno, però, Bacco si convinse che la guerra senza sangue era poco gloriosa. Chiese consiglio in merito a Sileno e questi gli rispose: - Il rimedio è facile. lo conosco una certa pianta che dà buffissimi frutti, i quali amano tanto la compagnia da non stare mai isolati. Allora si raggruppano intorno a un gambo. Se strizzi questi frutti ne viene fuori un liquido rosso che dà la stessa energia, lo stesso vigore, gli stessi impeti che dà il sangue. E come se nell'individuo entrasse una nuova vita. Per questo io ho dato a questa pianta il nome di "vite". Bacco fu molto lieto di aver trovato quanto occorreva alle sue imprese di guerra e si procurò molti rami della pianta. Si avviò quindi a conquistare le Indie e l'Egitto. Occupò queste terre in poco tempo, sempre favorito dalla sorpresa provocata dal fracasso del suo esercito. In ogni territorio assoggettato piantò delle viti e obbligò i sudditi a cibarsene abbondantemente.
    E quando li vedeva con il viso macchiato di rosso, esclamava soddisfatto: - Ora si potrà dire che anche io ho fatto versare del sangue! A volte Bacco riusciva addirittura a sottomettere i nemici senza legarli in catene, ma soltanto facendoli ubriacare. Allora questi lo seguivano e non volevano più lasciarlo. Non tutto però fu sempre così facile. Infatti vari uomini illustri si indignarono per le strategie usate dal dio. Tra questi ci fu Licurgo, il mitico re della Tracia che, con una grossa scure, abbatté molti vigneti. Bacco allora volle vendicarsi di lui, naturalmente senza usare la violenza. Prima lo fece addormentare e poi gli soffiò sopra un alito molto caldo. Licurgo si sentì ardere la gola dalla sete e, poiché vicino a lui c'era soltanto una bisaccia con del vino, iniziò a bere avidamente fino a che non ne ebbe visto il fondo. Le conseguenze, però, furono tragiche: l'uomo si ubriacò a tal punto da non riuscire più a distinguere le cose che lo circondavano e nemmeno il proprio figlio.  Poi vide le sue gambe malferme e gli sembrarono due nodosi tronchi di vite e cominciò dare altri colpi, finché non si ridusse a pezzi. Bacco insomma rideva e scherzava, ma non era proprio un bonaccione!
     

    Eco  &  Narciso

                      

    Molto tempo fa, vivevano le Ninfe, bellissime fanciulle, vestite di veli impreziositi da fili d'oro e d'argento. Esse avevano lunghissimi capelli, che pettinavano specchiandosi nei laghetti e nei ruscelli. Amavano ballare e cantare e la loro voce era talmente melodica che incantava chiunque le sentisse. Oltre alle Ninfe, c'erano anche i Satiri, giovani fannulloni, sempre pronti a divertirsi ed uno di loro si chiamava Pan. Pan, era il dio dei pastori, il suo aspetto era orribile e deforme; al posto dei piedi aveva due zoccoli da caprone, il suo viso era rugoso e le sue orecchie erano appuntite.

    Inoltre sulla fronte, aveva due corna da capra che lo rendevano pauroso. Pan trascorreva intere giornate a suonare il suo flauto fatto di canne e spesso cantava.Un giorno, egli udì una bellissima voce provenire da un cespuglio; subito si mise a sbirciare e vide una bellissima Ninfa che raccoglieva fiori. Il suo nome era Eco e Pan, fu talmente incantato dalla sua bellezza che le si avvicinò e disse:" Oh, stupenda creatura, tu sarai la mia sposa!". Eco rimase terrorizzata alla vista di quell'essere mostruoso e subito corse via urlando e pregando Pan di lasciarla in pace.Ma Pan non smetteva di inseguirla e la Ninfa cercava di nascondersi nel bosco, finché sfinita trovò una caverna ed entrò per rifugiarsi. Eco era innamorata di Narciso, un bellissimo giovane, che amava la caccia, e, ancora piena di spavento incominciò a chiamarlo sperando che accorresse in suo aiuto.

    Eco lo chiamò per ore ed ore, ma Narciso non arrivava. La povera Ninfa trascorse così giorni e giorni nascosta nella buia caverna chiamando continuamente il suo amato, ma inutilmente. Narciso,aveva un cuore arido ed era talmente pieno di superbia e fiero di sé che non aveva attenzioni per nessuno tranne di sé stesso. Un giorno, mentre cacciava, udì le invocazioni di Eco e, quando capì dalla voce che si trattava di lei, si avvicinò alla caverna e disse:" Devo continuare la caccia, non posso perdere tempo... poi per una Ninfa" e proseguì. Gli dei, che dall'Olimpo avevano visto il comportamento di Narciso, decisero che una simile crudeltà non poteva rimanere impunita.Così decisero che, Narciso, dal cuore di pietra, dovesse provare sentimento soltanto per sé stesso e per la sua bellezza. Trascorsero giorni e intanto faceva molto caldo e, il giovane, stanco e assetato si mise in cerca di uno stagno per dissetarsi.

    Quando lo trovò si sporse per bere e vide la sua immagine riflessa nell'acqua e,sbalordito esclamò:" Che sublime bellezza, non posso più vivere senza che essa risplenda continuamente nei miei occhi".Narciso s'innamorò all'istante di sé stesso e da quel momento rimase fermo immobile senza mai staccare il suo volto riflesso nello stagno, come in preda ad un incantesimo. Intanto il sole iniziava a calare e, Narciso cominciava a perdere le forze, non riusciva a muoversi e il suo viso piano piano impallidiva sempre più. Rimase così a lungo finché non morì.

     

     
     
     
     
     
     

     

     

     

    I Sogni...

                                       
     
     
                                    

    Non respingere i sogni perché sono sogni.

    Tutti i sogni possono

                                                                                                                                                                                  

    essere realtà, se il sogno non finisce.

    La realtà è un sogno.Se sogniamo

    che la pietra è pietra, questo è la pietra.

    Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,

    è un sognare, l'acqua, cristallina.

    La realtà traveste

                                                                                                                                                

    il sogno, e dice:

    "Io sono il sole, i cieli, l'amore".

    Ma mai si dilegua, mai passa,

    se fingiamo di credere che è più che un sogno.

    E viviamo sognandola.Sognare

    è il mezzo che l'anima ha

    perché non le fugga mai

    ciò che fuggirebbe se smettessimo     

    di sognare che è realtà ciò che non esiste.

    Muore solo

    un amore che ha smesso di essere sognato

                        
    fatto materia e che si cerca sulla terra!
              
     
     
     
                                                                                                    

    voglia di mare...

    Ciao a tutti...
    che stress lo studio, ho staccato poco fa non ce la faccio più a ripetere sempre le stesse cose uffii, non vedo l'ora di finire gli esami e godermi un pò il mare....
    come rimpiango i tempi delle superiori finivi a maggio di studiare e ben 3 mesi di vacanza pieni pieni...
    Cmq ogni giorno che passa in questa città cè sempre più caldo non si può resistere... va bene va ricomincio cl mio studio che gli esami sn vicini e io sn "lontana"
    Bacini Bacini
    Valuccia
     
     
    June 23

    Il mio dolcissimo amore

                              
     
                                                
     
                                 For Salvo....   
     Sei tu l'unica persona che riesce a farmi sentire speciale. Amo il profondo dei tuoi occhi, le carezze dei tuoi sguardi, amo i tuoi dolci silenzi, i pensieri nascosti, i battiti del tuo cuore......... Per stare in paradiso non cè bisogno di morire, basta stare con te..... TI AMO mio dolcissimo angelo..... tua valuccia!!!

    ...rieccomi...

                                             
     
     
                                                     
    Ed eccomi di nuovo qui a riscrivere il blog... dopo tanta assenza... e si gli impegni adesso sono troppi e il tempo nn basta mai, studio, università, dormire, ecc...
    cmq visitatelo in tanti, lasciate i vostri commentini....
    tanti bacini bacini
    Valuccia!!!
    June 16

    ... valentina...

     
    Non arrenderti mai, perchè quando pensi che sia tutto finito è il momento in cui tutto ha inizio........................(Jim Morrison)